Vite de' più eccellenti pittori, scultori, e architettori dopo gli anni zero. Lorenzo Aceto

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Vite de' più eccellenti pittori, scultori, e architettori dopo gli anni zero. Lorenzo Aceto
di Lorenza Lorenzon

Non faccio caso alla serratura. Seguo Lorenzo. Sulla sinistra entrando noto tre quadri in successione. Ma sono subito distratta dal grande terrazzo assolato delle 13. Mi affaccio. Terriccio, piante, una sedia. Siamo al quinto piano di un vecchio palazzo sulla Via Tiburtina Valeria a Pescara. L'antica via consolare collega il Piazzale Tiburtino romano e Pescara. Confermo: sembra di essere a Roma, nel quartiere S. Lorenzo, con tanto di stazione ferroviaria in prossimità. Un'inflazione di Lorenzi ma siamo a nostro agio. Rientro e stazioniamo nella seconda stanza. A parete un'opera incorniciata. Sotto due cavalletti sorreggono il "peso" di un'infinità di minuziosi bozzetti. Ho sempre pensato che Lorenzo dovrebbe fare una mostra di soli disegni preparatori.

Conosco Aceto da tempo ma non riesco ancora ad identificare il suo scorcio preferito nello studio. Non glielo chiederò, non oggi.

Di fronte a me un non-finito. Riconosco Aceto nella densità di grafite. Scopro che ha iniziato combattendo con la rigidità invernale. Lorenzo aggiunge che quel disegno fa parte di un progetto di mostra. Si è bloccato perché ha finito la grafite, anzi per la pigrizia di doverla riordinare online.

Gli intimo di finirlo, o meglio, di ricomprare la grafite. Torniamo indietro. Mi soffermo nuovamente sui tre quadri in successione nel corridoio. Mi destabilizza il monocromo verde posto dopo due disegni rappresentanti la Cima della Maiella. Scopro che è frutto di una traccia non compiuta, di un lavoro che Lorenzo stava facendo in grande formato su legno. Ipotizzo di una bozza che nell'impossibilità di essere disegnata è sovrastata dal colore. Ma Aceto in parte mi smentisce. Aggiunge che, accortosi che quello che stava facendo non era esattamente quello che voleva, è intervenuto a raschiare con una spatola tutto il colore dalla tavola. Per poi, il giorno dopo, tornare a dipingere lo stesso soggetto, usando tutto il verde ricavato e raccolto in un barattolo. Ma questa volta su un supporto più piccolo. E', quindi, quasi per casualità, che nasce il monocromo verde. I due disegni fanno parte, invece, di una serie ricavata da un video girato in montagna, una narrazione in frame di foto scattate ad ogni passo degli ultimi 150 metri prima di arrivare in vetta. Il monocromo è l'inizio del viaggio: prima di arrivare in cima, l'uomo lotta contro se stesso, nel bosco, per riappropriarsi di ciò che un tempo era per lui fonte di vita. Ma quell'habitat ormai non gli appartiene più. E allora avanza e l'unica salvezza è il rifugio, una cupola geodetica, che sembra facente parte del paesaggio stesso. E', secondo Lorenzo, "un contenitore di vita": l'elemento artificiale è ora naturale e vitale.

Entriamo nell'altra stanza. In sottofondo i Pink Floyd. Sulla parete pittura, tre tavole. Opere embrionali, ma definite sullo sfondo nero. Colori carnali, masse carnali. Lorenzo dice che è tornato a dipingere.

Se il monocromo mi destabilizzava ora sono completamente smarrita. Cerco appigli. Lorenzo mi accennava da tempo di un video inedito. Chiedo di farmelo vedere. Mi anticipa che l'intuizione è sopraggiunta un giorno quando, aprendo la porta della stanza, rimase colpito dalla luce che rifletteva sul cavalletto. Segue un minuto di video: una lotta tra il cavalletto e la carta, due elementi antichi, tradizionali. Una disputa accesa che trova felice epilogo nell'interferenza dell'inchiostro, giunzione tra le due parti. Non stare più nella pelle o, meglio, essere al settimo cielo. Secondo la concezione tolemaica, la Terra era al centro dell'universo, circondata da nove (e poi dieci) cieli, immaginarie sfere concentriche di grandezza sempre maggiore, lungo le prime sette delle quali ruotavano la Luna, Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Giove e Saturno. Nell'ottavo cielo stavano le stelle fisse, il nono era il cielo di Dio. Il settimo cielo era il più alto grado di elevazione, concepibile per uomini in carne e ossa. Ecco sono lì nel momento in cui Lorenzo decide di consacrare questo momento donandomi una copia del video.

Saluto Aceto. Nell'incertezza di voler fare le scale per riordinare i pensieri, ci fermiamo davanti l'ascensore. La porta si chiude. E Lorenzo non ha con sé le chiavi. Faccio caso alla serratura solo ora.



































I perdenti (video)


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