L'arte che si mangia: Progetto Cibo al Mart

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L'arte che si mangia: Progetto Cibo al Mart
di Redazione

In Good design, saggio tascabile del 1963, Bruno Munari esaltava la natura come un good designer che nei suoi prodotti combina forma, funzione e consumo. In particolare l’arancia, come anche i piselli ma non la rosa, si presta a essere eletto a “oggetto quasi perfetto”: Munari si riferisce alla buccia dell’arancia come a un imballaggio, rimosso il quale ciascuno spicchio, dalla forma compatibile con l’arco dentale, può essere alloggiato tra i denti e, con una leggera pressione, rotto per succhiarne il succo. E ancor prima che la produzione industriale individuasse il target bimbo - diminuendo le dimensioni della pasta e, al contempo, aumentando il prezzo del trenta per cento rispetto a un prodotto adulto – Munari pensa al mandarino come “una specie di produzione minore, adatta specialmente ai bambini, avendo lo spicchio più piccolo”.

L'idea del cibo come prodotto di design è quindi un concetto naturale, per nulla nuovo. La pasta è forse il primo esempio di un prodotto alimentare ideato per assorbire i diversi condimenti, e intorno al 1980 compaiono anche i primi formati d’autore: quelli firmati da Philippe Starck e dal leggendario designer automobilistico Giorgetto Giugiaro. Anche dietro i cibi anonimi della tradizione esistono costruzioni sofisticate, come a dire: non sottovalutate la stratificazione di una lasagna o la forma di un tortellino in brodo (senza occhiello il brodo non passa!). Forse parlare di architetture può sembrare esagerato? Allora passiamo ai fatti con le gelatine di Bompas & Parr che riproducono la Cattedrale di St Paul a Londra.

Il cibo è un’arte - sentenzia la tribù dei food lover, masterchief veri e presunti - e allora ci vuole un po’ di ironia; ci si potrebbe ispirare al designer nipponico Ryohei Yoshiyuki, ideatore di Bread Palette: forme di pane morbido che vantano le sembianze della tipica tavolozza per artisti – sì, anche con il classico buco su un lato dove poter inserire il pollice. Potremmo prendere una forma di Bread Palette e usare, al posto di tempere o colori a olio, salse e marmellate per comporre il nostro snack, un capolavoro effimero da consumare senza rimpianti.

Per i sostenitori della cucina come scienza (esatto dosaggio degli ingredienti + chimica degli stessi) ecco due strumenti: I-cakes, grafico a torta che esprime in percentuali gli ingredienti della torta di Martì Guixé (2001) e Cioccolator, calcolatrice a forma di tavoletta di cioccolato di Alessandro Mendini. Poiché nell’equazione di una ricetta l’incognita è il gusto, il Golosimetro di cioccolato di Paolo Ulian è lo strumento sensibile per misurare il nostro apprezzamento.

Progetto Cibo è una mostra, suddivisa per aree tematiche, cui partecipano designer, architetti e chef stellati. Ecco l’elenco: Enrico Azzimonti, Bompas & Parr, Achille Castiglioni, Lorenzo Damiani, FormaFantasma, Giorgetto Giugiaro, Marti Guixé, Giulio Iachetti, Alessandro Mendini, Alkesh Parmar, Gaetano Pesce, Diego Ramos, Philippe Starck, Gualtiero Marchesi, Bruno Barbieri, Massimo Bottura, Antonio Canavacciuolo, Carlo Cracco, Daniel Facen, Davide Oldani, Davide Scabin.

Dal 13 febbraio al 22 maggio, le sale espositive del museo accoglieranno anche i Mart Cooking delle serate di show-cooking con gli chef Gualtiero Marchesi, Bruno Barbieri, Moreno Cedroni, Igles Corelli, Felice Lo Basso, Claudio Sadler, Davide Scabin, Luigi Taglienti e Roberto Valbuzzi, ognuno dei quali presenterà due piatti: il primo tratto dal repertorio personale, il secondo composto invece da una selezione di prodotti di alta qualità del territorio trentino.
Per partecipare alla degustazione dei Mart Cooking è obbligatoria la prenotazione 0464/454154 – 240; sono disponibili
quaranta posti.

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