Lumen RAY e il collettivo londinese United Visual Artist

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Lumen RAY e il collettivo londinese United Visual Artist
di Lorenza Lorenzon

Inaugura oggi, martedì 12 febbraio 2013, alle ore 18.00 presso gli spazi della Galleria Jerome Zodo di via Lambro 7 a Milano, Lumen RAY progetto curatoriale che vede per la prima volta insieme gli artisti James Clar, Matteo Fato, Raul Gabriel, Lori Hersberger, Guillaume Leingre, Alistair McClymont, Yari Miele, Tony Oursler, Ivano Sossella, Morgane Tschiember e United Visual Artists.

Visitabile fino al 30 marzo 2013, l'esposizione è un cammino attraverso la luce, naturale, autentica, riflessa, metaforica o reale – lume della ragione, risveglio di coscienza. La mostra muove dalla riflessione di Hans Sedlmayr - La luce nelle sue manifestazioni artistiche, 1960, "Studium Generale" - in cui l'arte è storiograficamente riconsiderata come una sub specie lucis e analizza la multiformità del medium luminoso secondo l'eterogeneità di pratiche artistiche e generazionali. L'interpretazione di quell'energia che consente di riconoscere come nostra la realtà che ci circonda, crea nuove ed infinite prospettive, definendosi Lumen come lo splendore che nasce da cose lucenti ed insieme misura del flusso materico; e Ray come l'aspetto tecnologico che muta l'opera, da rappresentazione sulla luce naturale a sorgente di emissione fotonica. Lumen Ray è un racconto atemporale e libero, sovversivo e mutante, un confronto tra scienza e coscienza, ove le varie considerazioni artistiche che lo esprimono generano multiformi rapporti di luce/spazio, luce/oggetto, luce/materia.



Diversi artisti, diversi gli approcci, diverse le letture: Bcome si dedica all'interattività del collettivo inglese United Visual Artists.

Noto a livello internazionale per le loro monumentali installazioni luminose, United Visual Artists presenta per la galleria Jerome Zodo – e per la prima volta in Italia – l'opera Grey Area. Ciò che ci è dato sapere, a poche ore dall'inaugurazione, è che il collettivo londinese si concede ad uno spazio più intimo, con un'installazione che non tralascia, però, l'aspetto più coinvolgente della loro ricerca artistica.



Una ricerca che nasce a Londra nel 2003 da diverse personalità e formazioni: Matt Clark (direttore creativo), Chris Bird (direttore tecnico) e Ash Nehru (direttore software) – i fondatori del collettivo - combinano nella loro pratica artistica diverse metodologie, di carattere performativo e scultoreo, e dialogano con le più alte ed innovative tecnologie architettoniche, interattive e digitali. Specializzati nella creazione di ambienti nei quali lo spettatore può immergersi in vere e proprie esperienze sonoro-visive che traggono ispirazione dall'arte, dal design, dalla musica e da esperienze di vita, l'anima collettiva muove i suoi primi passi nella realizzazione di innovativi show visivi per i live tour di noti gruppi musicali. E' il 2007, quando gli UVA realizzano il primo live-action per il video di Tonto dei Battles. Un impianto a LED unico nel suo genere, creato in una miniera gallese di ardesia in disuso: l'audio è sincronizzato al campo di luce in contrasto con il terreno accidentato, e il video è un documentario di una maratona della band di ben 11 ore, alternato ad una serie di time-lapse della geografia circostante. Anche la copertina del singolo Tonto+ è tratta da alcuni shoot del video e ridisegnata dagli UVA.



Contemporaneamente il collettivo consolida un rapporto artistico con la band britannica dei Massive Attack, seguendoli per ben quattro tour - 100th Window Tour (2003) è il primo – e collabora con Jay Z, i Chemical Brothers, nonché sviluppa un nuovo sistema di visual playback capace di proiettare video, immagini e colori in loop lungo tutto il palcoscenico a LED di forma ellittica del gruppo irlandese U2, durante il Vertigo World Tour 2005.





Il lavoro degli UVA prosegue – parallelo alle collaborazioni - e approda in diverse e note istituzioni internazionali: alla Tate Modern, alla Serpentine Gallery, alla Madison Square Garden di New York. Nel 2006, su commissione del Victoria & Albert Musem e frutto della collaborazione tra United Visual Artists, Neil Davidge e Robert Del Naja nasce il progetto Volume, una scultura di luci e suoni, un susseguirsi di colonne luminose che reagiscono al movimento umano creando un'esperienza audio-visiva sempre diversa ed ipnotica. Un'installazione interattiva costituita da ben 47 colonne luminose, ognuna con la propria componente di output audio indipendente dalle altre. Ogni visitatore sceglie singolarmente il proprio percorso attraverso le colonne luminose influendo direttamente sul risultato del suo viaggio attraverso la luce, la musica, la natura e lo spazio. Una perfetta simbiosi tra design e videoinstallazione in una scultura di luce e suono, capace di percepire il movimento umano e di generare risposte sonoro-visive: un grande risultato riconosciuto con il prestigioso D&AD Yellow Pencil, assegnato al collettivo londinese nel 2007.





Nel 2011, con l’opera Speed of light - installazione che celebra i primi 10 anni di internet a banda larga e commissionata da Virgin Media - il collettivo è vincitore del premio Creative Review Annual 2011: l’opera occupa tutti i quattro piani del sistema industriale arte-spazio Bargehouse sulla riva del fiume Tamigi, ed i visitatori sono invitati a immergersi in un labirinto enorme di sculture laser, costruito sull’idea della velocità della luce come veicolo di trasporto di dati. 








Il 2011 è anche l’anno di opere come High Arctic - un monumento che invita il visitatore a pensare ai danni dell’ impatto umano nella regione artica e a contemplare la sua fragilità e la sua bellezza, esplorando un vasto paesaggio astratto fatto di sculture, luce e suono e interagendo tramite una torcia UV con le animazioni- e di Origin, culmine di una serie di opere derivate ​​da Orchestrion, la scenografia principale creato da UVA per Coachella 2011. Origin è una scultura LED di grandi dimensioni a copertura di due ponti di Brooklyn, un impianto sensibile con lo scopo ultimo di esplorare l'accettazione da parte della nostra società di una forma di vita tecnocratica. 









Non rimane che attendere per scoprire Grey Area, godendo magari di Fragment (2013), recente installazione site specific che indaga la nostra (in)capacità di interpretare correttamente l'ambiente circostante, tramite 421 fotogrammi ottaedrici, assemblati a formare una piramide rovesciata e sospesa, che cattura e riflette la luce verso il basso nello spazio forme che alludono al mondo reale come un miraggio nel deserto.

 

 

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