Kusama's wonderland

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Kusama's wonderland
di Marianna Frattarelli

Cover Alice nel paese delle meraviglie © yayoi kusama

Chi meglio dell’artista giapponese Yayoi Kusama avrebbe potuto descrivere le visioni allucinate di una ragazzina che segue un coniglio nella sua tana? Parliamo di Alice, la creatura di Lewis Carroll che vaga, nella versione edita dalla britannica Penguin Books Ltd e uscita a fine gennaio per Orecchio Acerbo, nell’universo a pois della Kusama. D’altra parte, benché ottuagenaria, l’artista stessa – che esibisce una parrucca rosso ciliegia nelle occasioni mondane fuori dall’ospedale psichiatrico di Tokyo, dove vive e lavora - si definisce una moderna Alice: "Io, Kusama, sono la moderna Alice nel paese delle meraviglie". Un’affermazione che potrebbe fungere da premessa ma che si trasferisce all’ultima pagina e diventa la naturale conseguenza dell’epilogo della storia: Alice racconta il suo sogno alla sorella che, rimasta sola con la testa tra le mani, sogna dapprima Alice ancora bimbetta, poi la immagina adulta e si chiede “come avrebbe mantenuto attraverso tutti gli anni della maturità il cuore semplice e affettuoso dell’infanzia; e come avrebbe riunito intorno a sé altri bambini, rendendo i loro occhi lucidi e pieni di desiderio con innumerevoli racconti strambi, magari anche con il sogno del Paese delle Meraviglie fatto tanti anni prima”. EccoKusama è la versione matura di Alice e si rivolge ai bambini, e non solo, mettendo dinanzi i loro occhi una lente con la quale vedere il mondo. Già, perché pare sia proprio un fattore di vista. L’artista, infatti, deve la formazione del suo immaginario a una rara patologia che, fin da bambina, le fa vedere macchie colorate ovunque posi lo sguardo.

Alice nel paese delle meraviglie © yayoi kusama

Alice nel paese delle meraviglie © yayoi kusama

Proviamo a seguire Alice/Yayoi che sgambetta dietro al coniglio in panciotto. In fondo alla tana, dietro la porta prima troppo piccola poi troppo grande, si schiude un giardino popolato da piante, fiori, funghi e zucche - quest'ultime alter ego dell'artista.  Qui ogni cosa è deformata da un agente virulento che ingrandisce, arrotonda le forme e le fa vibrare da dentro;  e ne muta i colori rendendoli oltremodo innaturali, o meglio psichedelici: un termine che subito ci riporta alla controcultura 60th, quando una giovane Yayoi Kusama ricopriva di polka-dots, il pattern a pallini, i partecipanti alle sue performance perché entrassero nella sua Opera.

Alice nel paese delle meraviglie © yayoi kusama

Anche il testo talvolta usato come immagine movimenta il racconto: bevuto il contunuto della bottiglietta, Alice "si riserra come un telescopio" e la narrazione, al pari della sua taglia, va rimpicciolendosi.

Alice nel paese delle meraviglie © yayoi kusama

Le avventure di Alice si trasformano in una passeggiata tra enormi funghi, palloni, forme organiche allungate e colorate come quelle allestite negli spazi del Centre Pompidou (Parigi 2011) o al Whitney (New York 2012). Se vi sono sfuggite queste occasioni per visitare una sua mostra (sta per iniziare l'International Tour, che  toccherà Giappone, Sud America e Asia, fino al 2015) si può ovviare rimanendo comodi sul divano di casa con il libro in mano. Anche la tecnologia vi soccorre: scaricando una app è possibile personalizzare le proprie foto con effetti diversi - pois, onde, specchi e colori vivaci – e sperimentare il modo di Kusama di vedere le cose. Per cambiare punto di vista e prospettiva, però, non c’è altra soluzione che andare sotto-sopra come fa Alice.

Tutte le immagini sono coperte dal copyrigth © yayoi kusama

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