Intervista a Chiara Mezzalama

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Intervista a Chiara Mezzalama
di Giorgio Specioso

Chiara Mezzalama è l’autrice di Acquaterra, il racconto che Bcomblog ospita in home page. Nella breve intervista, la scrittrice ci parla del suo interesse per l’arte visiva, di un dipinto di Felice Casorati che appartiene alla sua famiglia e del profilo psicologico dei protagonisti del suo racconto.

 

D. Acquaterra, il titolo del racconto, è una parola composta da due elementi distinti ma non inconciliabili. Si può dire che in essa si riflette il rapporto fra i due protagonisti del racconto?

R. Mi succede spesso di essere suggestionata dai luoghi. Nel caso di Ravenna sono rimasta molto colpita da questa compenetrazione tra acqua e terra, zone lagunari di grandissima bellezza dove il confine tra i due elementi è labile e sfuggente, la terra è forte e fragile allo stesso tempo a causa dell'acqua.
I personaggi sono arrivati dopo, anche tra loro c'è un confine incerto, sono padre e figlio ma in realtà non si conoscono, sono sfuggiti l'uno all'altro. Volevo parlare di un territorio interno che è quello della solitudine, della nostalgia, non so se i due personaggi si incontreranno, lo lascio immaginare al lettore, ma la loro relazione è un'occasione perduta che lascia un vuoto in entrambi.

 

D. Nello svolgimento del racconto, entrambi i protagonisti avranno l'occasione di ritrovare parte del proprio passato. Da dove vengono i due personaggi?

R. Il padre è un collezionista d'arte, il figlio è un architetto. Si rispecchiano l'uno nell'altro senza saperlo. Il padre conserva, tiene in ordine il passato, il figlio pensa il futuro, costruisce qualcosa che non esiste ancora. È un gioco di riflessi: l'acqua delle lagune riflette il cielo, l'oro dei mosaici di Ravenna riflette la luce. Il futuro è un riflesso del passato, ma è il presente che contiene tutta la fragilità. Non a caso è nella fatica del presente che i due si incontrano, nel senso che la condividono nonostante la distanza che li separa. Rappresentano l'uno la fragilità dell'altro. La bellezza è la loro consolazione.

 

D. Il figlio rievocherà il proprio passato grazie ai dipinti di Felice Casorati. Perché hai scelto proprio questo artista?

R. C'è un po' di autobiografia in tutte le storie... Mio padre possiede il quadro di Casorati che nel racconto si trova accanto alla scrivania del padre e da piccola quella foglia mi sembrava davvero una grande mano verde inquietante, amavo quel quadro ma allo stesso tempo ne avevo paura. È questo tipo di fascinazione che mi interessa. Ci sono dei quadri di Casorati che adoro, alcune nature morte, nature vive direi come ad esempio "Mele sulla Gazzetta del Popolo" o "Scodelle" che hai messo sul sito, alcune figure femminili... Trovo che ci sia un mistero nei suoi quadri, una bellezza lontana, nostalgica, un tipo di atmosfera che ho provato a riprodurre con le parole.

 

D. In un nostro precedente scambio scrivevi del tuo interesse per l'arte visiva. Ti va di parlarne?

R. L'arte visiva mi interessa per la capacità di sintesi. Un'immagine o una serie di immagini possono racchiudere un intero mondo, per fare la stessa cosa con la letteratura servono moltissime parole. Le arti visive, e la pittura in particolare, hanno sempre accompagnato la mia vita. I miei genitori sono appassionati perciò è qualcosa di molto familiare per me. È un nutrimento ricchissimo per il mio immaginario. Mi affascina anche perché io non so disegnare, provo un'invidia per chi si mette lì guarda una cosa e la rappresenta con quattro linee... Io devo scrivere un'intera pagina, e probabilmente sono molto meno efficace. Credo di conservare un po' dello stupore infantile quando guardo un'opera d'arte. È qualcosa che mi rende felice.

 

D. Stai lavorando a un nuovo romanzo?

R. Sì. Sono ancora in quella fase in cui scrivo molto più di quanto non riesco a pubblicare. È una grandissima frustrazione ma anche una grandissima libertà. Nessuno si aspetta niente da me. Perciò posso andare dove voglio.


Link
Il racconto Acquaterra
Bio di Chiara Mezzalama 

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