Shirley - Visions of reality

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Shirley - Visions of reality
di Redazione

Non saprei dire se l’operazione che mi accingo a descrivere sia degna di merito o meno, però mi piace Hopper, mi piace come dipinge “la scena americana” seppure questa definizione non gli piacerebbe, mi piace come il suo realismo sia scevro da tutto ciò che è contingente per lasciare spazio all’immutevole e all'eterno. Insomma segnalo la notizia senza giudizi, enfasi e dettagli; lo faccio perché mi piace parlare di Hopper.

Il regista austriaco Gustav Deutsch seleziona tredici dipinti dell’artista per trasformarli in altrettanti “set" che fanno da sfondo alla storia americana dal 1930 al 1960 e alla storia personale di Shirley, il personaggio femminile – interpretato dalla ballerina e coreografa canadese Stephanie Cumming - che salta attraverso il tempo senza invecchiare.

All’inizio del lungometraggio, entriamo in Car Chair, tela del 1965, e approcciamo Shirley a bordo di un treno intenta nel leggere un libro di poesie di Emily Dickinson; nella scena successiva la nostra eroina, riconoscibile nel celebre dipinto Hotel Room, contempla svestita il suo ritorno a New York dopo una vacanza europea. Shirly, pur essendo il personaggio principale, non è sola e talvolta condivide l’appartamento - in sole due occasioni - con il partner Stephen (Christoph Bach), fotoreporter per il New York Post. Nella scena sottostante tratta da Room in New York, 1932, Shirley accarezza il piano come suggerisce l’originale mentre il compagno è assorto nella lettura del giornale.

Con il susseguirsi delle scene scopriamo che Shirley è un'attrice professionista. Ha lavorato con la compagnia teatrale sperimentale Living Theater e ciò spiega la sua spigliatezza davanti alla telecamera fissa che con curiosità voyerista la osservava in sottoveste. Così anche trova spiegazione la selezione di opere che fanno diretto riferimento al teatro e al cinema: New York Movie, dove troviamo Shirley nel ruolo della mascherina annoiata; Intermission, nel quale la Shirley  guarda un film romantico francese; Hotel Lobby, dove legge una commedia di Thornton Wilder e per la quale, nel ruolo di una cameriera, sarà diretta da Elia Kazan. Nel quadro successivo, la ritroviamo devastata nell'apprendere che il regista, dinanzi ai membri dell'HUAC (House Un-American Activities Committee), aveva accusato di militanza comunista undici artisti cinematografici, tra i quali il regista Jules Dassin e l'attrice Kim Hunter, da Kazan diretta in Un tram che si chiama Desiderio. L’episodio rimanda al maccartismo e alla guerra fredda. L'intero film è puntellato di rimandi alla storia americana. I titoli che introducono le tredici scene e alcuni frammenti di trasmissione di notizie rendono la storia di Shirley rappresentativa della storia politica, sociale e culturale dell’America di quei decenni: Pearl Harbour e la seconda guerra mondiale, la bomba atomica e la "conquista dello spazio", l'assassinio di John F. Kennedy e l'inizio della guerra del Vietnam, Duke Ellington e il suono big band, Billie Holiday, Elvis Presley, Bob Dylan, il crollo del mercato azionario, la depressione, il fordismo e le autostrade interstatali, il Ku Klux Klan e le rivolte razziali, la marcia su Washington e Martin Luther King. Shirley vive e riflette tutto ciò come attrice impegnata e come donna emancipata. Le piace il jazz, ascoltare la radio e ama i film.

Shirley - Visions of reality è stato presentato nell’ambito della quarantattresima edizione di Berlinale Forum dove trovano posto i film con un piede nel cinema e altro nella video arte, e il regista Gustav Deutsch, artista multimediale, ha piedi ben piantati in entrambi i campi.

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