Che ci fa un islandese dentro una vasca da bagno?

0
Che ci fa un islandese dentro una vasca da bagno?
di Marianna Frattarelli

Che ci fa un islandese dentro una vasca da bagno? Sembra l’incipit di una storiella a sfondo comico-razzista ma, togliendo l’articolo indeterminativo, l’islandese in questione acquista un nome e cognome: Ragnar Kjartansson - artista originario di Reykjavik, dove nasce nel 1976, vive e lavora. Comunque rimane da spiegare perché si trovi dentro una vasca da bagno. Canta. Ragnar Kjartansson maneggia una chitarra e indossa un paio di cuffie mentre è immerso nell’acqua saponata; sulla parete alle spalle dell’artista si distingue l’ombra leggermente inclinata dell’asta del microfono; sulla parete contigua, la tappezzeria  grattata via dalla muratura offre altri spunti. La perfomance The Visitors (2012), di cui vediamo alcuni frames, si svolge nella tenuta Rokeby, che fu costruita nel 1811 a Barrytown, New York, su oltre 400 ettari di terreno nella valle del fiume Hudson. Si tratta di una reliquia, o relitto, che può essere interpretato come un simbolo della grande ricchezza negli Stati Uniti, e che al contempo può dare la misura di un lento decadimento: Kjartansson insiste su questo secondo aspetto.

Ragnar Kjartansson, The Visitors, 2012. Still from nine-channel HD video projection, 64 minutes. All images courtesy of Luhring Augustine, New York. All still photos by Elísabet Davidsdóttir.

Kjartansson non è solo. Seguendo il cavo della cuffia che ci conduce nell’altra stanza, e poi in un’altra districandosi nel dedalo delle quarantatre camere della tenuta, si risale agli otto amici-musicisti dell’artista che suonano e cantano i versi della poesia Feminine Ways scritta da Ásdís Sif Gunnarsdóttir, l’ex compagna di Kjartansson. Il tutto si svolge separatamente - ognuno in una stanza con il suo strumento: la violoncellista nella tromba delle scale, il bassista in biblioteca, la batterista nel soggiorno e il pianista nella “stanza del pianoforte”. E a ciascun musicista è dedicato un canale video che viene proiettato su una delle pareti del Thyssen-Bornemisza Art Contemporary di Vienna, dove il 7 marzo ha inaugurato la mostra che prende il nome dalla video-installazione che ospita: The Visitors, appunto, a sua volta citazione dell’omonimo album degli ABBA, l’ottavo (1981) e ultimo lavoro della band svedese, la preferita dell’artista.

L’inquadratura fissa sui musicisti-performer è senza dubbio molto riposante per i nostri occhi e favorisce la percezione del suono in modo da renderci più ascoltatori che non spettatori. Secondo il filosofo T. W. Adorno, che era anche critico musicale, per poter provocare "l’ascoltatore", per disorientarlo o incuriosirlo, occorre creare una rottura, un’azione guastatrice, una dissonanza. Bisognerebbe essere immersi in quella sinfonia per capire se Kjartansson va nella direzione di una conciliazione o di una dissonanza. E però, nell’ultima scena, vediamo gli amici-musicisti incontrarsi e suonare sotto il grande portico della tenuta; e ancora suonare nei campi scendendo verso il fiume. Questo, forse, qualcosa vorrà dire.

Fino al 16 giugno.

 

commenti

ci sono 0 commenti per questa news

Scrivi

I commenti offensivi verranno automaticamente rimossi
Il testo del tuo
commento
Nome / nickname
Indirizzo email
( non verrà pubblicato )
Il tuo sito