do it: the compendium. Parte prima

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do it: the compendium. Parte prima
di Marianna Frattarelli

Alla frase più odiosa che risuona nei locali espositivi contemporanei: questo lo sapevo fare anch'io, l'istintiva risposta, tra l’infastidito e lo sfidante, sarà Fallo! Tradotta in inglese, l’espressione Do it diventava il titolo di un progetto di cui si è appena celebrato il ventesimo anniversario con l’uscita di do it: the compendium, in collaborazione con l'Independent Curators International (ICI).

Il progetto prende vita, nel 1993, a Parigi, a un tavolo del Cafe Select, dove immaginiamo seduti gli artisti Christian Boltanski e Bertrand Lavier, e il celebre curatore di origine svizzere Hans Ulrich Obrist. Già Lavier nel 1970 aveva realizzato opere che contenevano istruzioni scritte. Anche Boltanski è interessato alla nozione d’interpretazione come principio artistico e pensa alle “istruzioni” come a una partitura musicale che darà vita a tante versioni fai-da-te di un'opera d’arte quante saranno le interpretazioni delle indicazioni suggerite dagli artisti.

Da questo incontro, a un tavolo del Cafe Select, nacque l'idea di una raccolta d’istruzioni procedurali da cui far derivare un modello interpretativo (ed espositivo) aperto; si respinge la nozione di originale per lasciare spazio a versioni e riformulazioni di opere d'arte in modo totalmente gratuito. Per testare l'idea, i nostri invitarono 12 artisti a proporre opere d'arte sulla base d’istruzioni che, poi tradotte in nove lingue, sono state diffuse a livello internazionale come un libro. A oggi, più di 400 artisti sono stati invitati a partecipare a diverse versioni del progetto - tra do it (museum), do it (home), do it (TV), do it (seminar) - che potete trovare online, in collaborazione con la piattaforma e–flux. Nel corso di questi vent’anni, il progetto ha dato luogo a mostre in tutto il mondo ospitate un po’ ovunque, dalle gallerie più underground ai musei più prestigiosi.
Do it: the compendium raccoglie più di 250 progetti artistici fai-da-te, alcuni dei quali precedentemente pubblicati – quelli indicati con l’asterisco nell’index – altri inediti. Si va dalla A di Marina Abramović, la regina della performance art, che propone una ricetta a base di sperma, alla Z di Zheng Guogu, che invece suggerisce un metodo ad alto rischio di fallimento per far crescere altrove un albero ultra centenario. Si può sempre ricavarne un armadio o alcune sedie! Conclude Guogu con una postilla finale (addendum).

To be continued.

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