do it: the compendium. Parte seconda

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do it: the compendium. Parte seconda
di Marianna Frattarelli

Cosigliata la lettura della parte prima dell'articolo.

Alla B di Baruchello Gianfranco, come anche di Baldessari John, Barney Matthew e Barrada Yto, troviamo le istruzioni per un work in progress da realizzare in quarant’anni; nella fattispecie si tratta di scrivere un libro trasferendo alla letteratura le tecniche adottate negli happening. Il titolo del progetto è Adventures in the Plexiglas Wardrobe (2012) e, infatti, il primo passo sarà costruire un armadio con piccoli cassetti nei quali riporre, nel corso del tempo, oggetti e appunti. Anche l’artwork di Ilya Kabakov, The White cube del 1991, ha una premessa “solida”: la costruzione di un enorme cubo bianco. Due scalette, appoggiate su due lati opposti, permettono di guardare dentro il cubo e intravedere un foglietto piegato e situato esattamente al centro dello spazio bianco, su cui sarà scritto con una grafia minuscola: wherever you went, there was a strong smell a petrol. Leggere non sarà dunque possibile. La metafora è semplice: – spiega l’artista russo - questo è l’enigmatico mistero, quasi a portata di mano, che si può vedere, ma che non siamo in grado di raggiungere, nonostante tutti i nostri sforzi.

Scorrendo le pagine, e ancora alla lettera B, ecco Boltansky dare istruzioni per l'allestimento di una mostra di ritratti di studenti, The Schoolchildren, 1993, mentre più essenziale è l’approccio di Louise Bourgeois, che a penna scrive sulla pagina bianca la frase, smile at the stranger, evidenziata tutto intorno per dare forza e sottolineare il grande impatto di un così semplice gesto (Instruction 2002). Con la stessa inclinazione umana, l’artista Ben Kinmont vuole che invitiamo un estraneo in casa per la prima colazione. Mentre Yoko Ono ci incoraggia a continuare a desiderare (Wish Piece, 1996).

Superato Buren Daniel, arriviamo alla C di Cantor Mircea, artista rumeno che ci suggerisce di bruciare questo libro: burn this book. Asap (Untitled 2004); e anche se John Armleder lo contraddice ordinando di non fare nessuno dei precedenti progetti - none of the above, scrive a pagina 77 - purtroppo con lui siamo ancora alla lettera A e non annullerebbe la disposizione successiva. Nell’elenco delle istruzioni stringate anche l’artista Tino Sehgal, Leone d’Oro alla Biennale di quest’anno. Il suo progetto, che recita: you are already doing all of it, coincide esattamente con il suo titolo.

Arriviamo così al nostro Cattelan, provocatorio come sempre verso il sistema dell’arte e allo stesso tempo compiacente. L’artista suggerisce un outfit per l’opening di una mostra: biancheria intima e scarpe, se sei il curatore ovviamente. Cattelan fa il paio con Elmgreen&Dragset. Il duo scandinavo, non da meno, con Dinner for two (2002) ti fa apparecchiare la tavola con piatti di porcellana e ricercati bicchieri di vino e poi con un gesto, volutamente maldestro, ti fa tirare la tovaglia facendo schiantare le stoviglie ai piedi del tavolo. Gli artisti raccomandano una porcellana di qualità per la buona riuscita dell’esecuzione. Se la loro sembra una manovra da illusionista, quella di Alexandre  Singh somiglia a un miracolo, the miracle of turning the wine into the pepsi (2012). 

 

Ancora trasformazioni. Mona Hatoum, cui piace giocare con gli utensili da cucina, trasforma uno scolapasta d’acciaio (How To Turn Your Ordinary Kitchen Utensily Into Modern Electrical Appliances, 1996) in un elettrodomestico caldamente raccomandato, dalla stessa artista, agli appassionati di eutanasia. A proposito di giocare con oggetti ordinari, nella fattispecie dei collant, l’artista francese Marie-Ange Guilleminot manipola il più insignificante tra i capi d'abbigliamento femminile per realizzare una morbida borsa da indossare sulle spalle in dieci mosse.

Il progetto do it è corposo, come testimonia la costa del libro, arricchito da contenuti speciali - saggi, una nuova intervista a Obrist e la documentazione delle mostre - e dalle istruzioni per realizzare performance art, sculture, architetture o interventi urbani; preparare semplici ricette; mettere in atto riflessioni filosofiche. Trovano spazio anche progetti dal taglio decisamente operativo come quello di Ai weiwei, che insegna come eludere con uno spray un dispositivo di sorveglianza.

Il libro è acquistabile presso lo shop dell’ICI, Independent Curators International ma se cercate dei making art project, gratuitamente scaricabili, allora guardate alla sezione Workshop del nostro sito.

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