BcomeBiennale 2013: parte terza e ultima

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BcomeBiennale 2013: parte terza e ultima
di Chiara Mezzalama

Parte prima e seconda.

Poco più tardi, nel Padiglione inglese, trovo questo murales di Jeremy Deller.

Titolo: “Moriamo di fame circondati dalle nostre ricchezze”. Certe volte l’arte riesce a dire qualcosa. Non sempre, ma almeno ci prova.

Nell’ex Padiglione Italia dei Giardini continua l’enciclopedica mostra con le illustrazioni esoteriche del Libro Rosso di Jung, le lavagne di Steiner, pensieri e immagini di sciamani d’occidente. La meravigliosa stanza che contiene 180 argille crude degli svizzeri Peter Fischli e David Weiss “Plötzlich diese Ubersicht” del 1981. L’umor svizzero in tutte le sue declinazioni. Le marine intense di Thierry de Cordier (vedere qualche quadro dipinto a olio fa piacere dopotutto), “Mer du Nord”, “Mer Haute”, Mer Montée”, “Mer grosse”. Belle anche le foto di Viviane Sassen sulla “sua” Africa. Incomprensibile il Leone d’oro all’artista inglese Tino Sehgal per una performance inutile e davvero anacronistica.

Fuori fa un caldo soffocante, entrare e uscire dai padiglioni all’aperto fa un effetto straniante. Molte installazioni sono al buio e il sole all’esterno è accecante. Forse è per questo che non ci sembra di vedere niente di così interessante. Tutto molto cervellotico, forse fuori dalla portata di “visitatrici medie” come noi. Fuori dai giardini resta il padiglione del Portogallo. Scopriamo con sorpresa che è una barca, attraccata al molo. Un “caciljeiros” che trasporta i passeggeri sul fiume Tago a Lisbona. La barca è foderata di tradizionali azulejos e all’interno c’è una sala piena di lavori ricamati all’uncinetto blu e bianchi, illuminati come una giostra notturna, dell’artista Joana Vasconcelos. L’effetto è quello di un utero sottomarino molto affascinante. La barca, in diverse ore del giorno fa un giro della laguna dai Giardini fino a Punta Dogana, con una cantante di Fado che accompagna la gita inusuale. Bello!

Pochi passi più avanti, il monumento alla Partigiana Veneta di Carlo Scarpa è invaso dall’immondizia.

Stanche e sudate visitiamo ancora qualche padiglione in giro per la città. Quello dell’Angola che ha vinto un premio. Abbiamo diritto anche ad una scena in puro stile “Le vacanze intelligenti” di Alberto Sordi. Nel palazzo che ospita il premio “Future Generation Art Prize” c’è uno spazio aperto con l’opera di un giovane artista libanese; minuscoli mattoncini di cemento grigio intervallati da pezzi di costruzioni di legno colorato (come quelle con cui giocano i bambini) compongono una sorta di gigantesco plastico di una città con 34,000 pezzi. Ebbene due persone nell’arco di cinque minuti ci camminano sopra: la prima non se ne accorge nemmeno. La seconda, a metà strada si ravvede e presa dal panico fa ancora più danni. Godzilla in gonnella fa fuori due isolati della città. Noi siamo morte dal ridere. Adesso possiamo tornare a casa.

Lungo il molo della Giudecca incontriamo la stessa coppia che passeggiava ieri. E lei ha lo stesso vestito! E certo non può avere le mutande perché la scollatura arriva ad un punto delle natiche che non lascia dubbi.

“Secondo te perché non si è cambiata il vestito?”

“Forse lo ha sciacquato nel lavandino dell’hotel. È un tessuto sintetico, si asciuga subito.”

“Forse a lui piace così, sentire il suo odore.”

“Dai…”

“Ma perché devono farne un affare di stato?”

“La tua ingenuità mi sorprende.”

 

Ah Venezia… L’ultimo vaporetto è una vera scatola per sardine. Ma io sono contenta perché ho finito di leggere la “sposa americana”. Il vero amore cominciava. Erano i suoi inganni sottili, antichi più del sole: aspira al potere assoluto; manovra paziente, cauto, scaltro; finge di rispettare la nostra intima democrazia; allo stesso tempo ci tortura, nascondendosi così bene nella persona da noi amata che accusiamo lei della crudeltà di lui, il tiranno che invece è dentro di noi, anche se ce ne accorgiamo soltanto troppo tardi, disperati, quando non può più farci male.”Mario Soldati.

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