Incontri ad Eèa: la residenza di Lisa Mara Batacchi

0
Incontri ad Eèa: la residenza di Lisa Mara Batacchi
di Lorenza Lorenzon

Nove artisti xenoi a Ponza, isoletta nel cuore del Golfo di Gaeta, incastonata nell’arcipelago delle Pontine. Luce cristallina e rocce nivee, a cornice di un pezzo di terra emersa che sembra essere proprio quell’isola Eèa cantata da Omero nell’Odissea.

E la prima edizione di Incontri ad Eéa, una rassegna - ideata da Mauro Turco con l’artista Alberto Di Fabio in memoria della sorella Tiziana Di Fabio - che ha aperto ufficialmente con una residenza al Frontone Village, rifugio estivo - dall’8 al 13 luglio - di ben nove artisti internazionali. Tra gli invitati Lisa Mara Batacchi, artista italo americana nata a Firenze, dove vive e lavora, e dove coordina Something Like This, un artist run space. 



Rimasta affascinata da uno dei suoi lavori del 2012, Till the end of the world opera a quattro mani realizzata insieme a sua madre servendosi di carte da forno utilizzate che, poste una di seguito all’altra, danno l’idea di varie fasi di un’eclissi -, chiedo a Lisa di documentare la sua residenza a Ponza.





Se in Till the end of the world l’artista metteva sua madre in una condizione creativa, superando le ordinarie attribuzioni delle cose, nella performance partecipativa A game not yet aware. Blue on blue (Un gioco ancora non consapevole. Blu nel blu) Lisa ritaglia un momento di sincera intimità tra individui seduti a tavola in coppia, intenti a ritrarre il proprio partner senza guardare il foglio. 





"Questo progetto – mi scrive Lisa - è nato da una rilettura di un gioco che mi ero inventata da piccola, dove chiedevo ad amici e famigliari di disegnarci a vicenda davanti ad una lavagna in classe, o a tavola su un foglio dopo i pasti, senza mai guardare ciò che stavamo tracciando; così, ridendo e scherzando, guardandoci negli occhi, ci sorprendevamo sempre alla fine dei risultati ottenuti, come se una forza misteriosa ci guidasse e ci rendesse più abili. Ultimamente ho ripreso a disegnare in questo modo: in una recente opera, Sedute con il pero, come in meditazione, osservo un albero e ne disegno alcune parti senza mai interrompere il contatto visivo, ricercando di trasporre solo il mio sentire ed il fluire del benessere ricevuto dall'incontro e dallo scambio con l'albero, seguendolo nel suo divenire gemma, bocciolo, fiore, frutto. Dopo questa esperienza di ascolto ho iniziato a coinvolgere amici e conoscenti, durante un pranzo o una cena, nell'impresa di disegnare sulle rispettive tovagliette la persona di fronte".



E poi si sofferma sulla performance ideata per Incontri ad Eéa: “Ho pensato di allestire un tavolo posto lungo la spiaggia, davanti al mare, per incontrarci in maniera gioiosa con gli abitanti dell'isola, gli artisti e i curatori del progetto. Abbiamo mangiato insieme e nel frattempo ci siamo disegnati a vicenda sulle tovagliette.
 Abbiamo cercato di tenere un contatto visivo costante con la persona davanti a noi senza mai guardare il disegno o staccare la matita dal foglio, ascoltando se stessi, l’altro e suggestionandoci dall’ambiente circostante e dall'allegra compagnia. Questo ha portato a rompere le barriere formali, a socializzare in maniera più spontanea, ad entrare in contatto con la comunità dell'isola rendendola parte attiva del mio processo creativo e ad unire, così, arte e vita. L'esperienza degli incontri è documentata con foto e video; le tovagliette con i loro disegni, insieme a quelle fatte da me, sono state installate in un bungalow che affaccia sul mare”.





Lisa ci dimostra come disegnare e dipingere siano prima di tutto un atto meditativo: l’arte del disegno è contemplazione, lentezza, meticolosità. Per dirla alla Edward Hill: “Il disegnare induce la mente creativa a esporre i propri meccanismi. Il disegnare dischiude il cuore del pensiero visivo, risveglia magicamente l’immaginazione. Il disegnare è un atto di meditazione”.

Invitata a risiedere sull’isola dalla curatrice Federica Forti, Lisa si confronta con Robert Pettena (italo-inglese) e Alessandro Toscano (sardo): lavori intimi, personali, legati da un comune denominatore, l’isola. “Gli artisti che ho selezionato – mi racconta Federica - provengono da zone di confine e avevano lavorato o stavano lavorando site specific sul tema di altre isole. La mia idea è stata fin da subito quella di creare un ponte di comunicazione e scambio tra territori che per loro natura sono conclusi e “isolati”, come anche lo sono, apparentemente, la vita terrena e quella che viviamo dopo la nostra dipartita”.



E conclude parlandomi dell’installazione In silence the silence: ”Lisa parte da un progetto che abbiamo realizzato insieme all’isola Palmaria (SP) nel 2008 e che l’ha vista impegnata in un dialogo diretto, di casa in casa, con gli abitanti del luogo. Con il pretesto divertente di scambiare le federe copricuscino nuove da lei portate con le loro vecchie federe macchiate dall’usura, Lisa ha raccolto racconti e aneddoti sull’anima del posto. Nelle federe vecchie l’artista ha visto intrappolati i pensieri ed i sogni di chi le ha usate. Queste federe (in gergo “intime”) sono state ricucite dall’artista fino a ricreare la sagoma dell’isola Palmaria vista a volo d’uccello. Siamo state subito d’accordo nel voler portare a Ponza una scultura così poetica ed evocativa”.










Incontri ad Eéa

Isola di Ponza

Fino al 15 settembre


commenti

ci sono 0 commenti per questa news

Scrivi

I commenti offensivi verranno automaticamente rimossi
Il testo del tuo
commento
Nome / nickname
Indirizzo email
( non verrà pubblicato )
Il tuo sito