Il dialogo tra realtà dell’immagine e dimensione pittorica: Luca De Angelis (parte seconda)

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Il dialogo tra realtà dell’immagine e dimensione pittorica: Luca De Angelis (parte seconda)
di Lorenza Lorenzon

(leggi qui la prima parte dedicata alle opere in mostra in The name, the nose)

Parte dal mito greco delle isole Simplegadi il curatore Alberto Zanchetta, e richiamando l’epico racconto delle “rocce cozzanti” - che secondo gli antichi impedivano il transito delle navi scontrandosi continuamente tra loro – raccorda l’indagine pittorica e l’analisi fotografica. Per farlo ricorre alle opere degli artisti Lorenzo Aceto (qui la mia incursione nello studio dell’artista pescarese), Luca De Angelis e Silvia Mariotti, che inaugurano oggi presso l'ARTcore di Bari il progetto espositivo Simplegadi

 

Luca De Angelis decide di approcciare un argomento esteso quale quello della geologia come "il più classico degli inesperti", ricorrendo quindi ancora una volta al simulacro dell'etere digitale. Nozioni semplici e immagini documentaristiche di carattere storico e scientifico quelle rintracciate dall'artista sul web: un archeologo della contemporaneità, che compie il suo lavoro virtuale di ricerca e ritrovamento, catalogazione e selezione di immagini eterogenee. Si imbatte in montagne, minerali, nelle levette di un primo rudimentale sismografo del 312 a. C, quindi vi appone il filtro pittorico per ritrovarne l'essenza.
 





Luca e Lorenzo concorrono nel tentativo di narrare una "storia naturale della pittura", associata al regno minerale proiettandoci in una geologia della pittura, fragrante, multicolore, stratificata come una concrezione arenaria che serba e preserva la memoria del mondo. Così come Aceto, a detta del curatore, scopre le primigenie della pittura inseguendo il magnetismo delle pietre ataviche - dando fondo ad una geo-pittura tutta da studiare e catalogare - Luca esplora il grembo delle montagne per rintracciare l'impeto ancestrale dell'espressione pittorica. Scrive Zanchetta: "Luca De Angelis sembra [ri]assumere nell'immagine l'alibi figurativo di un ritorno alle origini, là dove la storia della pittura ha avuto inizio. Benché l'epoca moderna abbia tralasciato l'oscurità delle caverne per confrontarsi con il lucore abbacinante della tela bianca, l'artista sembra deciso a stanare la pittura laddove era nata, come fosse una fonte sorgiva custodita nel profondo. Alla ricerca di quell'antro[pologico] che dà senso a tutta la pittura, gli acrocori di De Angelis non sono un locus privilegiato-primigenio ma un ipotetico sancta sanctorum che eredita la lezione di Cézanne, il quale chiamava Sur le motif tutti i quadri ispirati alla montagna Sainte-Victoire; poco importa che si tratti di un "alibi" o di un "motivo", l'unica cosa certa è che la pittura ha qui per soggetto se stessa (sempre e comunque)."

 




La serie delle montagne nasce infatti prendendo spunto dalle tele di Cézanne ispirate alla montagna Sainte- VictoirLuca fa’ propria la caparbietà del pittore francese nell’incessante esercizio, nello studio continuo, a dimostrazione di come la pratica pittorica sia il risultato di un lento processo di elaborazione, che scaturisce dalla percezione folgorante della natura. Come Cézanne l’artista supera l’immediatezza del dato sensibile per tradurlo in un’immagine che perdura nel tempo, che lega indissolubilmente l’oggetto all’osservatore. “Cézanne – conclude Luca – riteneva che il soggetto fosse solo pretesto per la pratica pittorica; posso dire di aver usato lo stesso atteggiamento e io stesso mi sono ritrovato proiettato inconsapevolmente in una geologia della pittura in cui le immagini documentaristiche diventavano portatrici di un significato profondo e primigenio”.




In esclusiva per Bcomeblog le foto dell'allestimento. E per chi fosse a Bari, l'appuntamento è alle 19 in galleria, dove sarà disponibile anche il pamphlet Aerolito realizzato dagli artisti in tiratura limitata.















 

Simplegadi
a cura di Alberto Zanchetta


dal 19 Settembre al 19 Ottobre 
ARTCORE via De Giosa 48/1° piano – Bari
 

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