Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: Soft pictures

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Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: Soft pictures
di Redazione

Per chi considera l’arte contemporanea dura a comprendersi, fredda come certe installazioni che non offrono appigli emotivi ma spigoli concettuali, Soft pictures, la mostra in corso alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, se non ribalta completamente quest’opinione quantomeno ne ammorbidisce il giudizio.

Piotr Uklanski, Untitled (Monster), 2009,

Soft pictures è dedicata all'uso del medium tessile nell'arte contemporanea: lì dove prevale il concetto sulla tecnica – come argomentano i detrattori – con questa collettiva si celebra la materia e la natura manuale del lavoro artistico - come il “mostro” del polacco Piotr Uklanski, Untitled (Monster), 2009, composto da sporgenti forme spirali fatte di iuta e lino – anche quando dialoga con la tecnologia come nel caso degli arazzi computerizzati di Gabriel Kuri, artista messicano, che in Magenta Stripe Gobelin (2007) riproduce uno scontrino, e di Pae White che trasferisce sul tessuto i filamenti fumosi con una tale quantità di sfumature da far invidia a un’immagine digitale, Still, Untitled (2010).
Gabriel Kuri, Magenta Stripe Gobelin (2007) 

Attraverso le loro opere tessili, i diciotto artisti in mostra smentiscono l’etichetta di arte applicata o tipicamente femminile per farle assumere un valore simbolico e connotazioni politiche e sociali: per la polacca Goshka Macuga, l’arazzo The Letter, 2012, riproduce la foto in bianco e nero di un’enorme busta postale recante l'indirizzo della Zachęta Gallery di Varsavia. La missiva, portata in parata, richiama le tensioni tra il mondo artistico e la società polacca in seguito all’applicazione della censura; i quilts di Sanford Biggers sono trapunte patchwork realizzate nel secolo scorso dagli schiavi d’America per raccontare in codice la storia di una comunità o di una persona, su di esse l’artista americano dipinge motivi decorativi fortemente simbolici.

Goshka Macuga, The Letter, 2012

Al fianco degli arazzi di William Kentridge e i knit paintings di Rosemarie Trockel, anche il maxi tappeto di Andrea Zittel: A-Z Carpet Furniture, 2012, che razionalizza sullo spazio orizzontale un appartamento immaginario, segnando, con geometrie a cromie contrastanti, la mobilia.

Andrea Zittel, A-Z carpet furniture, 2012 

Rosemarie Trockel, Senza Titolo, 1986 


Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino 
Soft Pictures
a cura di Irene Calderoni 
fino al 23 marzo 2014 

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