I cinque sensi della pittura

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I cinque sensi della pittura
di Marianna Frattarelli

Da quando abbiamo definito l'arte “visiva”, la predominanza della vista sugli altri sensi è stata evidente. D’altronde, comunemente diciamo che andiamo a vedere una mostra. Ma come cambierebbe la fruizione dell’arte se questa fosse un fenomeno estetico – secondo la definizione del filosofo tedesco Baumgarten* - tout court? Il progetto Tate Sensorium con il quale lo studio londinese Flying object  ha vinto la scorsa edizione del IK Prize 2015, concorso indetto dalla Tate per celebrare la creatività digitale in tutte le sue forme – la nuova edizione scade il 07 febbraio -, prova a rispondere. 



Niente didascalie o pannelli esplicativi. Le opere sono state selezionate per una lettura attraverso i cinque i sensi: olfatto, udito, tatto, gusto, vista. Il percorso della mostra, chiusa a ottobre scorso, comprendeva quattro sale ciascuna dedicata al dipinto di un autore del Novecento - Richard Hamilton, John Latham, David Bomberg e Francis Bacon. 

 

Ricondurre Francis Bacon a un sapore di pancetta? No, meglio lasciarsi ispirare dall’osservazione dell’opera Figure in a Landscape: gli odori sono quelli di Hyde Park – erba tagliata, terra e animali – dove su un sedile sonnecchia, in completo di flanella, la mezza figura di Eric Hall. La natura oscura che divora il personaggio fa venire in mente un gusto di cioccolato amaro, retrogusto affumicato, misto sale e carbone commestibile.

Allo stesso modo: il grande punto di Letham (Full Stop) enfatizza la dualità vuoto|pieno del dipinto attraverso un dispositivo aptico** che stimola la lettura attraverso le mani; l’immagine frastagliata di Bomberg (In the Hold) suggerisce suoni acuti e odori pungenti di diesel e tabacco per evocare le atmosfere dei lavori portuali; l’interno di Hamilton (Interior II) ripropone l’essenza del prodotto Pledge, comunemente utilizzato per la pulizia del mobili. I suoni di carta e vernice rimandano immediatamente alla tecnica del collage utilizzata dall’artista. Ai visitatori è stato chiesto, inoltre, di indossare dei braccialetti biometrici per monitorare i livelli di eccitazione in base alla sudorazione. L’attività elettrotermica abbinata alla somministrazione di questionari potrebbe suggerire nuovi modi di fruizione dell’arte.

 

Riflessione a margine: l’ausilio delle tecnologie digitali non deve andare necessariamente in direzione di soluzioni fredde che sovraespongono il visitare a informazioni non necessarie per la godibilità dell’opera. Come tecnologici madeleines, i “dolci corti e paffuti” che rievocano a Proust le domenica dalla zia Leonia (Marcel Proust, Dalla parte di Swann), la possibilità di approcciare l’arte suggerendo odori, suoni e sapori offre la possibilità di legare la percezione fisica della pittura con la memoria di un’esperienza personale. "L’odore della mia scuola!" ha detto un giornalista “guardando” l’opera di Hamilton.


 

* Il filosofo tedesco nella prima metà del ‘700 conia il termine aesthetica dalla radice del verbo aesthanomai che vuol dire rapportarsi a qualcosa attraverso i sensi. 

** Un dispositivo aptico è un sistema che permette di manovrare un robot, reale o virtuale, e avere sensazioni tattili come feedback. 

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