La paura che non fa più paura

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La paura che non fa più paura
di Marianna Frattarelli

Dismesse le decorazioni natalizie, il calendario delle festività commerciali annuncia che siamo entrati nella sfera del Carnevale. Ecco un’idea per recuperare la celebrazione sul piano antropologico nonché un pretesto per parlare dell’installazione The Name of Fear dell’artista brasiliana Rivane Neuenschwander (Belo Horizonte, 1967), realizzata per l’edizione 2015 della Whitechapel Gallery Children’s Commission (23 giugno - 30 agosto).  



L'artista ha lavorato con bambini di età compresa fra 7 e 9 anni. Chiede loro: Di cosa hai paura?

Dei tuoni, risponde Zarraf, 9, perché lo svegliano quando dormono.
Anche Inaaya, 9, ha paura dei suoni assordanti: le grida. E poi sottolinea che odia quando la gente urla nel suo orecchio.

A Sameeya, 9,  fa paura la fine del mondo perché non le consentirà di sperimentare tutte le cose della vita;  a Sara, 9, invece, l’inizio della scuola. Più o meno per lo stesso motivo.



Poi ci sono le altezze, gli insetti, il buio. L’artista ha invitato i bambini a discutere le loro paure, a rappresentarle e, lavorando sui disegni, a tradurle in un capo in tessuto indossabile a mo’ di mantello: qualcosa che ha che fare culturalmente con il senso della protezione e che diviene anche medium di guarigione.  



Il progetto installativo citava un precedente lavoro della Neuenschwander, I Wish Your Wish, 2003, che a sua volta rielaborava concettualmente l’usanza dei pellegrini della Chiesa di Nostro Signore di Bonfim a Bahia di legare un nastro al polso o al cancello della chiesa, memento di un desiderio espresso: nel momento in cui il nastro si rompe o si slega – tradizione vuole - il desiderio è realizzato. 
L’artista, con questo progetto per il New Museum, NY, aveva individuato il nesso che collega i desideri alle ansie più profonde. In questo senso, The Name of Fear , lo ribalta partendo dall’individuazione della paura per desiderarne il superamento con un atto di psicomagia: quello che ci spaventa perde la sua forza quando smettiamo di combatterlo e lo accettiamo “indossandolo”.











Le immagini sono prese dal blog della Whitechapel gallery Children's Commission 2015.

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