Visual thinking strategies: finalmente in Italia.

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Visual thinking strategies: finalmente in Italia.
di Marianna Frattarelli

Si abbrevia utilizzando la sigla VTS. Per esteso, invece, è visual thinking strategies, metodo di apprendimento basato sull’osservazione dell’opera d’arte. 
                                                                

   
                                           Apprendere cosa?                                       
La capacità di osservare e leggere le immagini (alfabetizzazione visiva), stimolare lo spirito critico, migliorare la capacità di comunicazione-ascolto, incrementare le abilità estetiche. Abigail Housen - psicologa cognitivista che nel 1988 incontra l’educatore museale Philip Yenawine, con il quale mette a punto il metodo didattico della Visual Thinking Strategies – classifica, tra il pubblico del museo, cinque tipologie di osservatori: narratori, costruttivi, classificatori, interpretativi e creativi. Il passaggio da una categoria alla successiva denota una crescita estetica che non è conseguenza diretta dell’età dell’osservatore ma della sua esposizione all’arte.



                                                   Come?
Per entrare nel vivo dell’applicazione della VTS, le domande cui rispondere sono altre. Esattamente tre. Premesso che occorre porsi al cospetto dell’opera d’arte, o una sua riproduzione, la lettura della stessa si articolerà attraverso questi semplici quesiti: 
 

1. What’s going on in this picture?
Cosa viene rappresentato in questa immagine?

2. What do you see that makes you say that?
Quali sono gli elementi che “provano” ciò che hai pensato?

3. What more can we find?
Cos'altro puoi trovare nell’immagine?

All’interno di un gruppo-classe, le domande sono poste da un facilitatore che non deve condizionare le risposte, peraltro non contestabili o sottoponibili a verifiche. Ciascuno sarà invitato, previa alzata di mano – regola di primaria importanza per garantire un confronto alla pari – a dire ciò che vede e darne prova, cioè giustificare la propria opinione utilizzando elementi visivi. Lo scopo è avviare un dibattito a partire dall’osservazione dell’opera d’arte, seguendo il canovaccio tracciato dalle domande, e affinare le capacità di problem solving.



                                               Perché le opere d’arte?
Ogni immagine si presta a questo tipo di esercizio. Ovviamente l'immagine di un’opera d’arte, per il suo contenuto “aperto”, “(…) tende a suggerire non un mondo di valori ordinato e univoco, ma una rosa di significati, un 'campo di possibilità', e per ottenere questo richiede sempre più un intervento attivo, una scelta operativa da parte del lettore o spettatore"*. 

 

Se volete esercitarvi, potete partecipare alla discussione on-line moderata da un team di formatori VTS sulle pagine virtuali The New York Times Learning Network blog. Ogni lunedì mattina la rubrica WGOITP?, acronimo della Domanda fondante la VTS,  What's going on in this picture?, si arricchisce di una nuova immagine sui lavorare con questo metodo.


*Umberto Eco: Un consuntivo metodologico contenuto, 1963, in La definizione dell'arte 

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