Il colore nell'epoca della riproducibilità tecnica (Par.2)

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Il colore nell'epoca della riproducibilità tecnica (Par.2)
di Marianna Frattarelli

Articolo precedente: Il colore nell'epoca della riproducibilità tecnica (Par.1)

Pantone
, il marchio che oggi detta gli standard sui colori per la grafica, ogni anno proclama il Color of the Year. A dispetto della sua selezione, che quest’anno ricadeva sui toni Rose Quartz e Serenity, ce n’è uno tornato alla ribalta: il nero, nella sua variante nero più nero che esiste - questa la definizione semplificata del Vantablack.

Nei primi di marzo è rimbalzata un po’ ovunque la notizia che Anish Kapoor, il famoso artista inglese di origine indiana, acquistava il brevetto del Vantablack, una qualità di nero capace di assorbire una così alta percentuale di luce al punto da togliere tridimensionalità a un oggetto. Non a caso, il Vantablack nasceva nei laboratori della società britannica Surrey Nano Systems per scopi militari e si reinventa ora per insperati usi artistici nella futura produzione di Kapoor.

Kapoor lavora sul binomio forma-colore per far prevalere un disorientamento percettivo, utilizza pareti curve che guidano l’occhio entro imbuti dove il punto di fuga sparisce, talvolta predilige superfici specchianti che restituiscono in modo distorto la realtà che riflettono.

Citando il caso Kapoor Vantablack - se ne parla in questi termini vista la polemica nata intorno alla notizia – chiunque o quasi si è rifatto, come precedente illustre o come termine di paragone al Blue di Yves Klein. L’artista francese (Nizza, 1928) nel 1956 brevetta una resina sintetica, chiamata International Klein Blue (IKB), che permette al pigmento di conservare la sua brillantezza e intensità. Klein riconosce al colore una potenza espressiva che non deve essere messa al servizio di una forma o di un concetto. 
IKB 191 (1962), one of a number of works Klein painted with International Klein Blue
Per me i colori sono degli esseri viventi, degli individui molto evoluti che s’integrano con noi e con il tutto” - dirà. 

Perché monocromi blu.

Nella dottrina rosacrociana, alla quale Klein attinge ampiamente, in base al principio dell’azione e reazione, la contemplazione di un colore (azione) produrrà nello spettatore uno stato psichico o emotivo corrispondenteall’energia e al sentimento che quel colore produce (reazione). Il blu è il colore della spiritualità. Il nero al contrario è assenza di colori. Alla luce di questa lettura, la polemica tra i due colori assume altri termini. 

Parliamo ancora di monocromi parliamo, ma questa volta After Klein.

Catalogo Fare Mondi, La Biennale di Venezia 53. Esposizione Internazionale d'Arte  

Sherrie Levine, ad esempio, in Melt Down (After Yves Klein), 1991, analizza la formula del blu di Yves Klein e realizza una serie di monocromi con le tonalità “estratte” dal colore.


To be continued 

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