Piedras Errantes #3: etimologie

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Piedras Errantes #3: etimologie
di Redazione

L'aggettivo errantes deriva dal latino errare ossia vagare, peregrinare, andare errando. Ed è appropriato ricondurre il nome di questi massi a tale etimologia perché si tratta di blocchi lapidei trasportati dal ghiacciaio, anche per chilometri, e poi depositati in fase di ritiro in insoliti luoghi, fuori contesto, dove "non dovrebbero essere". Insolite anche le dimensioni e le tipologie di questi frammenti di roccia. I massi erratici sono dunque, senza dubbio, una delle testimonianze più efficaci della presenza di un antico ghiacciaio, ed in particolare della sua capacità di trasportare materiale assai lontano da formazioni rocciose geologicamente simili. Sono veri e propri indicatori del probabile percorso del movimento del ghiacciaio preistorico.

"Nella mia ricerca artistica il rosso riconduce alle radici e il materiale principale che le rappresenta sono le pietre. Negli ultimi anni il mio lavoro ha subito un'evoluzione estendendosi in un concetto più globale di appartenenza e identità . Piedras Errantes è espressione di questa tendenza e mira ad unire diverse aree geografiche e separate nello spazio. Questo workshop dà l'opportunità di creare frames narrativi molto diversi per dar vita a nuove pietre erranti. Una pietra in movimento per me è un bel paradosso."

 

Per far comprendere meglio il suo studio Amaya cita pittori come Asher B. Durand del movimento artistico americano della Hudson River School, che affascinato dal potenziale espressivo dei luoghi, dalla selvaticità di paesaggi incontaminati e, dunque, parzialmente inospitali, unitamente alla vastità e alla spettacolarità degli scenari naturali, si rivolgeva così ai suoi studenti nel 1855: "Non andate all'estero alla ricerca di materiale per esercitarvi con la matita quando le attrattive ancora incontaminate della nostra terra natia hanno diritto ai vostri affetti più profondi (...)".
È proprio agli antipodi dell'approccio di Durand che si pone la sua ricerca artistica: si abbandona il concetto di "regionalismo" per riflettere invece su quello di memoria collettiva che accompagna il flusso del vissuto con la sua continua interpretazione narrativa. 

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