Cahun
di Daniela d'Arielli

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Una pin hole pop up camera, così Daniela d’Arielli definisce la sua Cahun, accostando la fotografia stenopeica alla tecnica dell’illustrazione pop up: chiusa è un taccuino da viaggio, aperta Cahun “salta fuori”.  Per realizzarla, l’artista predispone due prestampati scaricabili che, al pari di un origami, tagliando e piegando lungo le linee guida, fanno emergere dal fondo piatto del foglio una piccola camera oscura: la luce, filtrando attraverso l’apertura o foro stenopeico, disegna un’immagine specchiata ma capovolta all’interno della camera, così imprimendosi sulla pellicola.

Eccoci arrivati al momento dello scatto che taglia il cordone ombelicale con ciò che è posto davanti l’obiettivo. L’immagine prodotta, seppur poco nitida, rappresenta comunque un originale punto di vista capace di condividere, con la realtà registrata, la luce e il tempo, anche solo per la durata dell’esposizione.

Il nome Cahun rende omaggio all’omonima fotografa francese che dell’ombra, più della luce, ha fatto l’elemento rivelatore della sua identità.