PIEDRAS ERRANTES
di Amaya Bombín

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L'artista madrilena Amaya Bombín dipinge le pietre di rosso. Che siano piccoli coaguli materici o grandi aggregazioni rocciose, edifici oppure architetture spontanee, il pigmento di colore attiva un procedimento alchemico che eleva la pietra a rappresentazione simbolica delle proprie radici. Nella tradizione induista, il rosso corrisponde al colore della "base", che collega l'uomo alla Terra e agli istinti primitivi propri della sopravvivenza, tra essi la necessità di abitare un luogo è storicamente soddisfatta dall'uso della pietra - come ad esempio avviene per le costruzioni a secco della Sardegna o quelle dell'isola di Creta. Del resto, non si parla forse di "prima pietra" per definire l'atto fondante di un insediamento? E così nei paesaggi romantici di Asher Durand e dei pittori nordici, la presenza rocciosa è atavica, un "esserci da sempre" che in numerose culture pone la pietra in relazione con i concetti di appartenenza e costruzione dell'identità. Eccoci dunque tornati alla radice del discorso.

Il lavoro di Amaya non è soltanto ricerca concettuale ma, di fatto, un "muoversi intorno" in cerca di pietre da dipingere di rosso: dalla Spagna all'Italia passando per Maiorca, Amaya si spinge fin negli spazi del Chiostro del Bramante (Roma). Per BCOMEBLOG, l'artista propone un making art project che, nella sua composizione, colloca le pietre là dove non dovrebbero essere. Questa è la definizione di piedras errantes.